Dopo la doccia fredda di sabato scorso, quando il razzo è rimasto piantato con i piedi per terra a countdown zero a causa di un problema ai serbatoi, questa mattina alle 9.44 ora italiana il razzo Falcon è partito senza nuovi problemi alla volta della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Lì, la capsula Dragon attraccherà alla stazione, se tutto va bene, venerdì prossimo alle 14.26 ora italiana, diventando la prima navicella privata – a guida automatica – a raggiungere la ISS, la prima a raggiungere la ragguardevole altitudine (intorno ai 350 chilometri) ben al di sopra di quella che è considerata la "soglia psicologica" che divide il cielo dallo spazio, a quota 100 chilometri.

La nuova era spaziale – Inizia così la nuova era dell'accesso privato allo spazio, che va incontro alle aspettative della NASA ridisegnata dall'amministrazione Obama. Un'agenzia spaziale, quella americana, più "leggera", dopo la dismissione degli Shuttle, ora impegnata in un più ambizioso progetto di sviluppare un lanciatore pesante, superiore ai razzi Saturn che mandarono verso la Luna le navicelle Apollo, allo scopo di superare il limite ristretto degli Shuttle stessi, incapaci di oltrepassare l'orbita terrestre. Il nuovo lanciatore pesante e la sua capsula, Orion, saranno pronti tra qualche anno e serviranno a mandare uomini sugli asteroidi, sulla Luna e in prospettiva su Marte. La ISS perde quindi la centralità che ha avuto nei programmi spaziali di tutto il mondo dall'inizio degli anni '90 alla fine del 2010. Anche se resterà in orbita almeno fino al 2020, non richiederà più gli enormi costi degli Shuttle per mandarci un equipaggio completo: le più economiche capsule Soyuz provvederanno a inviare periodicamente tre astronauti (e altri tre rientreranno sulla Terra), mentre i rifornimenti automatici potranno essere garantiti proprio da navicelle private come il Dragon.

dragon

Fare di più con meno – Alla NASA, puntare sul lanciatore Falcon realizzato dall'ambiziosa compagnia privata SpaceX conviene parecchio: i costi sono intorno al 50% in meno dei lanciatori NASA. Quello che conta, soprattutto, è che la capsula Dragon sarà recuperabile, a differenza delle altre navette automatiche di rifornimento della ISS. Una volta completata la missione, possono essere recuperate in mare e – dopo la dovuta "revisione" – lanciate di nuovo in orbita. E' chiaro che, a queste condizioni, il Dragon è davvero vantaggioso, e punta a diventare un mezzo importante anche in futuro, quando la nuova frontiera dell'impresa spaziale non sarà più solo la ISS, ma la Luna e Marte.

Il business dei privati nello spazio – "Un punto deve essere chiaro e fisso: la trasformazione di alcune attività spaziali in attività commerciali è un fatto ineludibile. Il vero problema è il tempo necessario perchè questo avvenga", sostiene Gennaro Russo, responsabile delle relazioni istituzionali al CIRA (il Centro Italiano Ricerche Aerospaziali), commetando il lancio del Dragon sul blog Storie spaziali della giornalista di "Le Scienze" Claudia Di Giorgio. "Di motivazioni ce ne sono diverse: dal sovraffollamento della Terra, dalla scarsità delle risorse disponibili sulla Terra, alla naturale necessità dell’uomo di superare sempre i propri limiti. E queste sono solo alcune tra quelle più evidenti". Di accesso privato allo spazio, turismo spaziale e nuovi piani di sfruttamento minerario della Luna e degli asteroidi (secondo il progetto reso noto dalla neonata "Planetary Resources"), si parlerà in una sessione apposita del prossimo Expo mondiale dello spazio, che si terrà a Napoli dal 1° al 5 ottobre.  "Ci sarà quello che si chiama un Plenary Event dal titolo «Commercial Space Transportation Initiatives – How Fast Are We Moving and Where Are We Going», che vedrà la partecipazione di grossissimi nomi a livello NASA, FAA, EADS, Virgin Galactic, Reaction Engine, ed altri", spiega Russo. L'ingresso dei privati nel settore del volo spaziale si affianca alla loro attività plurimiardaria già attiva da decenni in altri settori del business dello spazio: la gestione di satelliti e la vendita dei servizi satellitari – dai canali televisivi ai servizi connessi al GPS, fino alla vendita di immagini ad alta risoluzione per svariati fini – copre già quasi metà del fatturato complessivo del settore.