Un team di genetisti del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali (BiGeA) dell'Università di Bologna ha determinato che nel patrimonio genetico degli italiani del Sud sono presenti tracce di millenni di migrazioni e scambi culturali tra diverse popolazioni. Si tratta di un vero e proprio "libro aperto" che racconta una storia affascinante di incontri e rotte che hanno plasmato la cultura e la demografia dell'Italia meridionale, sin dalla prima colonizzazione del continente.

Gli studiosi, coordinati dai professori Davide Pettener e Stefania Sarno, docenti di antropologia presso l'Alma Mater Studiorum, hanno analizzato il DNA di oltre 500 persone provenienti da 23 popolazioni di Sicilia, Sud Italia e altri paesi mediterranei, facendo emergere in prima istanza una base genetica comune, che lega gli italiani ai popoli delle isole del Mar Egeo, di Creta, Cipro e Turchia, in particolar modo alla penisola dell'Anatolia. Curiosamente, il patrimonio genetico degli italiani del Sud è più vicino a quello degli altri isolani che a quello delle popolazioni della Grecia continentale e dell'Albania.

“Questa eredità mediterranea – ha sottolineato la Sarno – risale probabilmente ad epoche molto antiche, come risultato di una serie di migrazioni con picchi durante il Neolitico e l’Età del Bronzo”. Tra gli elementi più rilevanti fatti emergere dai ricercatori vi è anche il legame con popolazioni del Caucaso e dell'Iran settentrionale, un dettaglio che getta nuova luce sulla diffusione in Europa dell'indoeuropeo, una cosiddetta protolingua dalla quale sono originate le varie lingue europee. Sino ad oggi si pensava infatti che esso fosse stato ‘esportato' da popoli provenienti dalle steppe del Mar Nero e dal Mar Caspio, ma i dati raccolti aprono uno scenario completamente inedito sulla diffusione delle lingue da esso derivate, come l'italiano, il greco e l'albanese. “Altri eventi, come migrazioni lungo le coste mediterranee a partire dal Caucaso, devono quindi essere valutati”, ha sottolineato la coautrice dello studio Chiara Barbieri.

La ricerca ha messo in luce anche la presenza di migrazioni più recenti, che hanno coinvolto alcune minoranze etnico-linguistiche stabilizzatesi in Italia. Gli Arbereshe, una comunità di origine balcanica che vive in Italia meridionale, pur essendo migrati dall'Albania nel Medioevo hanno mantenuto una propria impronta genetica, mentre i Griki nel Salento e i Grecanici in Calabria, insediatisi molto prima, presentano maggiori legami con le popolazioni autoctone, che ne hanno plasmato lo sviluppo demografico e culturale. I dettagli dello studio sono stati pubblicati su Scientific Reports.

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