in foto: Il cemento sta coprendo le coste italiane

Salviamo le coste italiane” questo è il titolo del dossier pubblicato da Legambiente all'interno del quale viene raccontata la situazione delle coste italiane e la continua, incessante e preoccupante cementificazione a cui vanno incontro ogni anno. Già il 56,2% delle nostre aree costiere è stato ricoperto da abitazioni, strutture turistiche, strade e negozi che stanno sostituendo il panorama naturale italiano riducendolo una colata di cemento.

Dei 3.902 chilometri di coste analizzate da Legambiente, partendo da Ventimiglia e arrivando fino a Trieste, 2.194 km sono stati urbanizzati con lo scopo di fornire luoghi di villeggiatura ad italiani e stranieri in vacanza. Questo processo di cementificazione sembra destinato a peggiorare visto il poco interesse da parte delle istituzioni di cui si lamenta Legambiente che spiega come “la tutela delle coste è tornata di attualità in queste settimane per via della modifica alle procedure di autorizzazione per gli interventi in aree costiere avvenuta con la Legge Madia. Il Codice dei beni culturali e del paesaggio prevede che per costruire nelle aree sottoposte a vincolo paesaggistico come quelle costiere, oltre all’autorizzazione edilizia, è necessario anche un parere paesaggistico autonomo espresso da un Soprintendente”, quest'ultimo ha 90 giorni di tempo per dire la sua, diversamente il silenzio si trasforma in assenso e questo si traduce in maggiori rischi per le coste del Bel Paese.

Lo studio è stato effettuato analizzando, attraverso la sovrapposizione di foto satellitari, le coste di 13 regioni (da questa prima parte del dossier sono escluse la Sicilia e la Sardegna i cui dati verranno pubblicati l'anno prossimo) e ha mostrato come dal 1985 ad oggi siano stati cancellati 222 km per una media di 8 all'anno.

I dati peggiori riguardano la Calabria con il 65,5% di coste trasformate (523 km su 798), segue l'Abruzzo con il 63,6% (91 km su 143), il Lazio con il 63,2% (208 km su 329) e la Liguria con il 63,1% (218 km su 345). L'obiettivo di questo studio, spiega Legambiente, è quello di fermare l'avanzata del cemento a favore della riqualificazione dei paesaggi costieri, prima che sia troppo tardi.