Zoologi dell'Università di Otago (Nuova Zelanda) hanno stimato che se non si agisce immediatamente per la conservazione dei pinguini occhigialli (Megadyptes antipodes), conosciuti anche col nome di pinguini degli antipodi, entro il 2060 saranno destinati a un'inevitabile estinzione dalla penisola di Otago. Inclusi con codice EN (in pericolo) nella Lista Rossa dell'Unione Mondiale per la Conservazione della Natura (IUCN), questi uccelli non superano infatti le 4/5mila unità totali, un dettaglio che li rende i pinguini più rari del mondo.

Gli studiosi, coordinati dal professor Thomas Mattern, ornitologo presso l'ateneo neozelandese, attraverso modelli predittivi hanno valutato l'impatto di vari fattori sulle popolazioni locali, determinando un vero e proprio crollo verticale nel numero di individui in poche decine di anni. Tra i principali indiziati vi è l'innalzamento delle temperature oceaniche, un drammatico effetto dei cambiamenti climatici che dagli anni '90 in poi ha influenzato sensibilmente il tasso di sopravvivenza di adulti e pulcini. In circa trenta anni le popolazioni sono infatti ridotte del 33 percento.

Ma il riscaldamento globale non rappresenta l'unica minaccia per questi uccelli: tra gli altri fattori vi sono la distruzione dell'habitat naturale, le interazioni con la pesca commerciale, i predatori introdotti dagli esseri umani e le infezioni, i cui effetti risultano amplificati anche a causa dall'aumento delle temperature. Basti pensare che nella primavera del 2004, nell'area di Otago, il 60 percento dei pinguini occhigialli è rimasto ucciso a causa di un'infezione da Corynebacterium.

Secondo gli studiosi la stima dell'estinzione locale nel 2060 è ottimistica, poiché nel modello matematico non sono stati presi in considerazione eventi di moria come quello del 2004 o un altro nel 2013, quando morirono 60 pinguini. Questi uccelli, che possono raggiungere i 70 centimetri di altezza per 8 chilogrammi di peso, rappresentano un'attrazione fondamentale per il turismo e sono persino finiti sulla banconota da 5 dollari neozelandesi, tuttavia le misure per tutelarli non sono ancora sufficienti. La necessità di intervento si è trasformata in una vera e propria urgenza per impedirne la prematura scomparsa. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica PeerJ.

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