Dopo l'elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti d'America, un'altra tegola cade fragorosa sulla salvaguardia dell'orso polare, specie simbolo minacciata dalle attività antropiche: il piano finale per la conservazione della specie messo a punto dalla U.S. Fish and Wildlife Service, agenzia del Dipartimento degli Interni deputata alla gestione della fauna selvatica, non abbraccia interventi diretti sui cambiamenti climatici, quelli che, secondo i biologi, rappresentano il principale pericolo per la sopravvivenza dei plantigradi.

Il progressivo scioglimento dei ghiacci, innescato dal riscaldamento globale, non comporta la sola distruzione fisica dell'habitat dell'orso polare, il più grande mammifero di terraferma, ma anche modifiche nel comportamento che potrebbero definitivamente compromettere la sopravvivenza della specie, attualmente inserita come “vulnerabile” nella lista IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura). La distanza sempre più ampia tra le piattaforme di ghiaccio, usate dagli orsi per cacciare, costringono gli animali a nuotate sempre più lunghe e stressanti alla ricerca di cibo – che è sempre più scarso – mentre le femmine non trovano facilmente aree idonee per accudire i piccoli e partorire.

La ragione per cui la U.S. Fish and Wildlife Service non preveda interventi contro il riscaldamento globale nel proprio piano, che include riferimenti a inquinamento e caccia, è solo di tipo giurisdizionale, dato che le regolamentazioni sulle emissioni di CO2 riguardano altre agenzie, come l'Environmental Protection Agency: “Senza azioni dirette che affrontino in modo efficace la causa principale della diminuzione del ghiaccio marino – ha sottolineato Jenifer Kohout, dirigente del programma di salvaguardia – è improbabile che gli orsi polari possano essere recuperati”. Le speranze dei ricercatori erano tutte rivolte al Trattato di Parigi e alla volontà globale di ridurre le emissioni, ma l'elezione di Donald Trump ha di nuovo messo in discussione il processo.

Attualmente si stima che possano vivere in natura tra i 22 mila e i 31 mila orsi polari, tuttavia questi numeri sono destinati ad essere abbattuti del 30% nel corso dei prossimi 35 anni, non solo a causa del riscaldamento globale, ma anche per gli inquinanti come i POP (Persistent Organic Pollutants) che sono dannosissimi soprattutto per i cuccioli. Gli studiosi sostengono che ogni tonnellata di CO2 immessa nell'atmosfera corrisponda a 3 metri cubi di ghiaccio disciolto nell'Artico, e ogni cittadino americano ne produce in media 16,04 all'anno; per queste ragioni la U.S. Fish and Wildlife Service ritiene fondamentale un intervento rapido contro il riscaldamento globale, pur avendo le mani legate per poter agire direttamente.

[Foto di skeeze]