I Neanderthal stanno facendo parlare parecchio di sé negli ultimi anni, soprattutto da quando, nel 2010, il Neanderthal Genome Project annunciò il completamento di una prima fase del sequenziamento del loro DNA dimostrando che gli uomini moderni possiederebbero nel proprio genoma delle vestigia neandertaliane. Fatto, questo, che confermerebbe una promiscuità tra gli Homo Sapiens e i Neanderthal. Va ricordato infatti che le due specie di esseri umani sono state per breve tempo coesistenti, finché i Sapiens non hanno avuto la meglio portando all’estinzione questo ramo sfortunato del grande albero degli ominidi. Ora una scoperta pubblicata sui Proceedings of the National Academy of Sciences suggerirebbe di retrodatare l’epoca in cui Neanderthal sparirono dal mondo, o almeno da un’area ben precisa, quella della Spagna, dove sono state effettuate nuove analisi sui siti archeologici. I ricercatori avrebbero dimostrato che i Neanderthal vissero nella penisola iberica fino a 50-45.000 anni fa, per poi lasciare il campo all’Homo Sapiens, che sarebbe giunto molto più tardi, senza quindi imbattersi nei cugini neandertaliani.

neanderthal_sapiens

Estinzione in Spagna – Fino a oggi, le teorie sostengono che gli ultimi uomini di Neanderthal avrebbero trovato rifugio in Spagna e in generale nella penisola iberica, dove si sarebbero ritirati a seguito del mutare delle condizioni climatiche o sotto la pressione incombente dei Sapiens. Circa 30.000 anni fa, gli ultimi neandertaliani sarebbero scomparsi; ma per almeno diecimila anni avrebbero convissuto con i Sapiens, che erano arrivati nella penisola 40.000 anni fa. Probabilmente si combatterono senza esclusione di colpi, ma forse qualche membro delle opposte fazioni visse storie simili a quella di Giulietta e Romeo, finendo per incrociare i propri DNA e dar vita a incroci da cui la nostra specie si è evoluta. Le nuove evidenze tenderebbero tuttavia a escludere questo scenario.

Nuova datazione dei Neanderthal – L’équipe diretta da Tom Higham, archeologo dell’Università di Oxford, e da un suo ex laureato, Rachel Wood, oggi all’Australian National University di Camberra, ha perfezionato un sistema per datare in maniera più precisa i siti archeologici dove sono stati rivenuti scheletri di Neanderthal. Nello specifico, rimuovendo alcuni elementi contaminanti all’interno delle proteine che compongono il collagene delle ossa, è possibile effettuare una datazione al radiocarbonio più precisa. L’analisi sui siti in Inghilterra ha dimostrato che i Neanderthal raggiunsero l’isola più di 40.000 anni fa, dunque circa diecimila anni prima di quanto si pensasse. Applicando questo metodo a 11 siti sparsi nella penisola iberica, la datazione è stata portata da circa 36.000 anni a 45-50.000 anni per i due siti considerati più giovani (oltre i 50.000 anni, la datazione al radiocarbonio non fornisce risultati validi).

Dibattito aperto – Gli archeologi, al momento, non si sono scomposti. “E’ difficile prendere due siti in Spagna e dire che sia accaduto ovunque”, sostiene Clive Finlayson, archeologo al Museo di Gibilterra e a capo del team che ha esplorato il sito della grotta di Gorham, in un commento su Nature. Difatti, i due siti studiati da Higham e Wood si trovano sulle montagne, un’area che l’arrivo dell’era glaciale avrebbe reso presto inospitale, costringendo le comunità di Neanderthal a trasferirsi più in basso. È nei siti al livello del mare, dunque, che va fatta un’analisi, anche se nei climi più caldi il collagene delle ossa non gode di un ottimo stato di conservazione. Per cui, “siamo un po’ a un’impasse” secondo Finlayson. E conoscendo la passione degli archeologi per i lunghi dibattiti, siamo appena all’inizio di un nuovo capitolo nella lunga storia degli studi sui nostri cugini Neanderthal.