in foto: Generazione dei lampi di raggi gamma nella fase in cui il buco nero, appena formato, sta risucchiando il disco di accrescimento (ricostruzione artistica)

Un buco nero super-massiccio che fagocita una stella la cui massa è pari a circa un milionesimo di quella del suo predatore; un ultimo disperato "SOS" della stella morente, dalle dimensioni simili a quelle del nostro Sole, sotto forma di getto di materia lanciata nello spazio ad una velocità analoga a quella della luce. Questo è quanto hanno potuto osservare i ricercatori guidati da Sjoert van Velzen della Johns Hopkins University in una galassia situata a circa 300 milioni di anni luce da noi; i dettagli sono stati riportati in uno studio pubblicato dalla rivista Science.

Morte "in diretta"

Eventi del genere sono estremamente rari tant'è che è la prima volta che gli astrofisici assistono alle sue fasi principali: naturalmente l'intero processo che ha portato alla fine definitiva della stella e alla fuoriuscita del getto di materia ha richiesto diversi mesi di osservazione. Inizialmente, lo scorso dicembre, alcuni ricercatori della Ohio State University avevano individuato l'atto di distruzione della malcapitata stella grazie ad un telescopio situato alle Hawaii.

Successivamente gli scienziati che lavorano alla All-Sky Automated Survey for Supernovae (ASAS-SN) hanno riportato la scoperta di un oggetto, sigla ASASSN-14li, localizzato nel cuore di una galassia a circa 300 milioni di anni luce. A questo punto, una collaborazione tra il professor van Velzen e gli astrofisici dell'università di Oxford guidati da Rob Fender ha consentito di "cogliere sul fatto" il buco nero, intento a inghiottire la preda, grazie ai radiotelescopi. Dalla loro parte, gli scienziati hanno avuto il fatto che la galassia in questione è più vicina di molte altre studiate in precedenza.

Scrutando il buco nero.

Come è noto, i buchi neri sono delle regioni dello spazio talmente dense da impedire la fuga della materia, del gas e della luce a causa della loro intensissima forza gravitazionale: tale caratteristica li rende anche invisibili, al punto da creare un effetto vuoto nel tessuto dello spazio tempo.

Gli astrofisici ritengono che quando queste strutture vengono forzate ad inghiottire grandi quantità di gas, in questo caso provenienti da una stella, può capitare che un getto di plasma, composto da particelle elementari in un campo magnetico, fuoriesca ad altissima velocità da quella regione nota come "orizzonte degli eventi" entro la quale l'osservatore non può addentrarsi: questo significa che tale getto sarebbe, invece, rilevabile da un occhio esterno e, in effetti, è proprio quello che è accaduto agli scienziati in questo caso. La previsione è dunque corretta.

«Gli sforzi precedenti per individuare la prova di questi getti, inclusi i miei, erano arrivati sempre troppo tardi» ha ammesso il professor van Velzen, consapevole del fatto che, adesso, le cose sono andate diversamente. Questa volta il buco nero non è riuscito a nascondersi mentre era all'opera.