È stato il miraggio degli uomini di tutti i tempi ma oggi, nell'età della scienza, sembra scomparire sempre più dall'orizzonte impalpabile in cui era collocato, avvicinandosi un po' alla volta verso di noi: l'elisir di giovinezza, o qualcosa che gli somiglia molto, potrebbe diventare un giorno qualcosa alla portata di noi comuni mortali, non più il segreto di invidiate divinità.

Almeno questo lascerebbero pensare i primi brillanti risultati conseguiti da alcuni ricercatori americani ed australiani che, grazie alla somministrazione di un composto nell'organismo di alcuni topolini da laboratorio dell'età di due anni, sono riusciti a riportare indietro la muscolatura dei piccoli mammiferi fino ai sei mesi di vita in termini di funzione mitocondriale, atrofia, infiammazione, resistenza insulinica. Gli scienziati hanno spiegato che questa stupefacente trasformazione può essere equiparata ad un ringiovanimento nel tessuto muscolare di un essere umano dai sessanta ai vent'anni.

Uno studio, reso noto da un articolo pubblicato dalla rivista Cell e definito da ricercatori che non hanno preso parte al lavoro come una «scoperta emozionante», è infatti riuscito ad individuare uno dei meccanismi chiave coinvolti nell'invecchiamento e a rendere sorprendentemente reversibile il processo attraverso un intervento su tale meccanismo. Attualmente soltanto le cavie hanno beneficiato di tale "miracoloso" trattamento che farebbe la felicità del genere umano, ma la speranza è di riuscire entro il prossimo anno a sperimentare "l'elisir di giovinezza" su dei volontari, consentendo così alla scienza di raggiungere uno tra i traguardi più ambiti di sempre. Ma qual è il segreto della "formula" del gruppo di studiosi guidato da David Sinclair della Harvard Medical School?

I ricercatori hanno concentrato le proprie osservazioni sui mitocondri, organelli cellulari deputati in particolare alla produzione di energia: con il passare del tempo per l'organismo, accade che la comunicazione tra questi mitocondri ed il nucleo della cellula di cui fanno parte va incontro ad una degradazione che porta al processo di invecchiamento; nella sostanza questo è causato dalla aumentata vulnerabilità della cellula alle infiammazioni e dal rallentamento del metabolismo. Contestualmente gli studiosi hanno verificato come il fenomeno si accompagni ad un abbassamento del livello di NAD (nicotinammide adenina dinucleotide), comportando sostanzialmente i più bassi livelli energetici che caratterizzano le cellule con l'età: questo ha così consentito di individuare anche un possibile rimedio all'invecchiamento grazie all'incremento dei livelli di NAD.

Attraverso la somministrazione di un composto chimico che causa naturalmente l'innalzamento del NAD nelle cellule, la muscolatura dei topolini è ringiovanita in appena una settimana, pur non mostrando segnali di un aumento della forza: un miglioramento «sorprendentemente rapido», secondo quanto dichiarato da Nigel Turner della School of Medical Sciences presso la University of New South Wales di Sidney. David Sinclair ha spiegato i risultati delle osservazioni del suo team attraverso un esempio particolarmente chiaro

Il processo di invecchiamento che abbiamo scoperto è come una coppia sposata: quando entrambi sono giovani, la comunicazione è buona ma con il tempo, vivendo a stretto contatto per molti anni, il dialogo si logora. Ed esattamente come avviene in una coppia, il ripristino nella comunicazione risolve il problema.

In ogni caso, siamo ancora (purtroppo) lontani dall'aver scoperto il segreto dell'eterna giovinezza: entusiasmi a parte, infatti, va ricordato come l'invecchiamento sia un fenomeno complesso correlato a diversi fattori come l'accorciamento dei telomeri o i danni al DNA, al momento visti come del tutto irreversibili. Resta comunque per i ricercatori il merito di aver evidenziato l'importanza dell'energia, e dei suoi meccanismi di produzione, all'interno delle cellule: ora però non rimane che aspettare il 2015, sperando che per allora sarà possibile dare inizio al trial clinico sugli esseri umani, per scoprire se realmente ci troviamo di fronte al sogno a lungo inseguito dall'umanità o, quanto meno, al suo pallido inizio.