in foto: Rappresentazione artistica NASA di Dawn sulla strada del pianeta nano Cerere

Sette anni e mezzo e quasi cinque miliardi di chilometri: questi i numeri del viaggio della sonda Dawn giunto a destinazione lo scorso venerdì 6 marzo nell'orbita di Cerere. E siamo già al secondo primato di Dawn perché, dopo essere stato il primo oggetto umano in orbita attorno ad un asteroide (ossia Vesta), è ancora una volta il primo ad entrare nel campo gravitazionale di un Pianeta nano. Cerere, infatti, è classificato dal 2006 in questa categoria di oggetti celesti assieme a Plutone, Makemake, Haumea ed Eris: ma le cose non state sempre così.

Cerere Ferdinandea, da Pianeta a Pianeta nano passando per asteroide.

Il primo a rendersi conto della sua esistenza fu l’astronomo italiano Giuseppe Piazzi, mentre scrutava i cieli dall’Osservatorio Nazionale del Regno delle due Sicilie a Palermo in direzione della Costellazione del Toro. Piccolo ed elusivo, Cerere venne classificato inizialmente come Pianeta ma un altro astronomo, William Herschel, non era d’accordo sulla natura attribuita all’oggetto e inventò addirittura per esso un termine specifico: asteroide. Il nome con cui lo indichiamo, in ogni caso, celebra il suo scopritore: Cerere, tra gli antichi romani, era una divinità legata all’agricoltura e alla fertilità, protettrice del grano e del granaio di Roma, ossia della Sicilia. Ferdinandea era un omaggio al sovrano Ferdinando I.

Soltanto la tecnologia disponibile negli ultimi decenni ha consentito di mettere un punto (magari temporaneo) al dibattito sulla natura di Cerere: i dati raccolti, in particolare attraverso il telescopio spaziale Hubble, hanno portato l’Unione Astronomica Internazionale a concludere nel 2006 che Cerere è un Pianeta nano. Adesso Dawn la chiama «casa», ha ricordato Marc Rayman, ingegnere capo e direttore della missione della NASA.

Cerere vista da Dawn nel giorno 1° marzo da una distanza di circa 48.000 chilometriin foto: Cerere vista da Dawn nel giorno 1° marzo da una distanza di circa 48.000 chilometri

Punti luminosi e pennacchi di vapore.

Dopo il suo ingresso in orbita, Dawn è attualmente intenta a sorvolare il «dark side» del Pianeta nano; bisognerà quindi aspettare la metà di aprile perché si affacci dal lato esposto al Sole ed inizi ad inviare le immagini della superficie planetaria da una distanza progressivamente più vicina. Gli scienziati fremono nell’attesa di iniziare a collezionare dati sufficienti a chiarire alcuni degli interrogativi che Cerere ha destato già molto prima di diventare così “a portata di occhio”. Ad esempio la storia dei punti luminosi; una macchia brillante che, ad un’osservazione più ravvicinata, si è rivelata essere due curiose macchie di luce all’interno di un cratere. Di che si tratta? Al momento lo ignoriamo: potrebbero essere i segni di recenti impatti così come di materiali particolarmente riflettenti (ghiaccio esposto?, si ipotizza alla NASA).

Poi ci sono quei pennacchi di vapore acqueo individuati in tempi recenti grazie al telescopio Herschel dell’ESA, la cui origine potrebbe essere associata anche a quella dei punti luminosi: criovulcanesimo (ossia vulcani ghiacciati) o, piuttosto, oggetti celesti che, attraverso un impatto, hanno fatto venir fuori il ghiaccio d’acqua celato al di sotto della superficie di Cerere?

Elaborazione artistica di Cerere circondata da vapori nella fascia principale (fonte ESA)in foto: Elaborazione artistica di Cerere circondata da vapori nella fascia principale (fonte ESA)

Un anno e mezzo di osservazioni.

Quel che certo, per adesso, è che è tutto estremamente intrigante: se ci si aggiunge che, secondo alcune osservazioni, quel piccolo Pianeta nano potrebbe ospitare un Oceano di acqua liquida al di sotto della sua superficie e addirittura avere una tenue atmosfera (alcuni indizi sembrerebbero suggerirlo), ci sono tutti gli elementi per rendere la faccenda degna del massimo interesse. Adesso non ci resta che aspettare le comunicazioni che giungeranno da Dawn affinché gli scienziati inizino a costruire storia e caratteristiche di questo affascinante corpo celeste. Saranno almeno sedici i mesi a disposizione della sonda; mesi durante i quali si avvicinerà sempre più, fino a giungere alla distanza di appena 400 chilometri che consentirà di ottenere immagini ad altissima risoluzione. Infine, spiegano gli esperti, quando la missione sarà conclusa, contrariamente a quanto accade spesso, Dawn non andrà a schiantarsi su Cerere ma diventerà una piccola Luna meccanica in orbita attorno ad esso: questo accadrà perché non è escluso che il Pianeta nano possa ospitare forme di vita sulla sua superficie.