Dal 23 gennaio a oggi l'Etna ha fatto molto parlare di sé. A fine febbraio le immagini dell'attività vulcanica, caratterizzata da piccole eruzioni ed esplosioni, avevano fatto il giro del mondo. La colata lavica allora aveva raggiunto la base del cono ed era scesa fino a quota 2.800. Oggi invece il vulcano siciliano è ritornato protagonista con un'esplosione che, per ora, ha provocato sei feriti. Ma perché l'Etna è esploso?

Attività stromboliana ed esplosioni.

L'Etna è un vulcano attivo il cui tipo di eruzione viene detto “stromboliano”. In questo caso infatti, spiegano dall'INGV di Catania, “l'attività esplosiva è prodotta dalla violenta ed improvvisa espansione dei gas vulcanici contenuti nel magma, che ne provocano la ‘frammentazione' ”. Durante questo processo, l'espansione del gas contenuto nel magma “produce delle cavità dette vescicole all’interno delle piroclastiti. In base alla vescicolazione dei prodotti, cioè alla quantità e alle dimensioni delle vescicole, le piroclastiti si dividono ulteriormente in pomici e scorie”. Quando parliamo di ‘attività stromboliana', ci riferiamo dunque all'espulsione, a cadenza regolare, di brandelli di magma incandescenti (quindi i lapilli, le ceneri e le bombe) che possono raggiungere anche diversi metri di altezza.

Perché la lava esplode a contatto con la neve.

Quando l'attività stromboliana di un vulcano aumenta, possono formarsi delle vere e proprie fontane di lava. Nel caso dell'Etna, come confermano dell'INGV di Catania, qui ci siamo trovati di fronte ad un'eruzione di tipo freatico. Queste eruzioni si verificano quando il magma riscalda la terra o l'acqua in superficie (in questo caso anche la neve) evaporando in maniera quasi istantanea e, conseguentemente esplodendo. Si alzano così in aria vapore, acqua, roccia e cenere. Insomma, un po' come buttare dell'acqua su una padella incandescente: questa evapora ed esplode.