Nell'arco di 48 ore il Sole ha sprigionato una serie di eruzioni – i cosiddetti brillamenti – di elevata intensità, delle quali una è stata la più potente registrata negli ultimi 12 anni. È stato confermato che ha prodotto una bolla di plasma diretta verso la Terra; dovrebbe investire il campo magnetico del pianeta l'8 settembre, con conseguenze tutte da valutare. In base alle previsioni del NOAA (Agenzia americana per l'Atmosfera e gli Oceani), potrebbe prodursi una tempesta geomagnetica di classe G3, su una scala che va da 1 a 5. Possibili blackout radio, problemi ai sistemi di navigazione e danni all'elettronica dei satelliti.

Al momento stiamo già affrontando le conseguenze di un brillamento minore originatosi lo scorso 4 settembre, il cui materiale è entrato in contatto con la magnetosfera alle 5:00 di stamattina. Tra i primi effetti vi sono problemi alle comunicazioni radio nelle regioni polari. Questi fenomeni scagliano infatti una serie di particelle e onde elettromagnetiche dalla corona del Sole – tra esse protoni, raggi-X e bolle di plasma – che possono avere conseguenze più o meno serie entrando in contatto col campo magnetico terrestre. Il famigerato "evento di Carrington" del 1859, un potentissimo brillamento, distrusse le linee telegrafiche – le uniche disponibili all'epoca – producendo persino incendi.

I brillamenti degli ultimi giorni sono stati prodotti da un gruppo di macchie solari chiamato “AR2673”, che viene tenuto costantemente sotto controllo dai ricercatori. Le macchie solari sono regioni più fredde della superficie della stella,  note per l'intensa attività. La loro presenza e soprattutto il fatto che emettano brillamenti così potenti non deve stupire, dato che il Sole si trova nella fase finale del suo caratteristico ciclo undecennale. Benché essa sia caratterizzata da una minore attività elettromagnetica, gruppi di grandi macchie come AR2673 possono ancora formarsi e scatenare fenomeni intensi.

Il brillamento più potente registrato in questi giorni è addirittura un classe X 9,3 (le classi sono A, B ,C, M e X, in ordine di potenza), ed è quello che preoccupa maggiormente gli scienziati. Al di là dei potenziali problemi a comunicazioni e satelliti, lo “scontro” tra le particelle e la magnetosfera terrestre potrebbe produrre spettacolari aurore polari anche a basse latitudini. Il fenomeno è legato proprio all'interazione del vento solare col campo magnetico terrestre.

Le eruzioni solari di AR2673 giungono a poche settimane di distanza da quelle scatenate dalla macchia solare AR2665, che aveva un'estensione simile a quella del gigante gassoso Giove. In quell'occasione si produssero solo problemi radio e satellitari di minore intensità.

[Credit NASA]