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Ecco le armi del futuro a cui lavora il Pentagono

Le più importanti restano top-secret, ma su alcune il Pentagono non lesina informazioni: sono le armi che l'esercito americano avrà a disposizione dal prossimo decennio.

Ecco le armi del futuro a cui lavora il Pentagono.

Sono passati gli anni delle Guerre Stellari proposte da Ronald Reagan per mettere gli USA al riparo da qualsiasi attacco nucleare proveniente dall’Unione sovietica, ma la passione tutta americana per le armi da fantascienza non è affatto tramontata. Del resto, essere una superpotenza mondiale – l’unica attualmente in circolazione – impone di stare un gradino più in alto delle altre potenze innanzitutto sul piano militare. E gli USA, dalla bomba atomica ai “missili intelligenti”, fino ai droni automatici, hanno dimostrato di saper sempre innovare il loro arsenale. Ecco allora, secondo l’autorevolissimo Foreign Affairs, le armi del futuro in corso di sviluppo alla DARPA, l’agenzia del Pentagono per la ricerca avanzata nel settore degli armamenti.

Battaglie aeree a suon di laser

Hellads è l’acronimo di “High Energy Liquid Laser Area Defense System”, e nonostante il nome un po’ complesso, l’idea è molto semplice: dotare i caccia di armi laser. Avete presente i phaser delle astronavi di Star Trek? Allora avete capito il concetto. Oggi le armi laser sono una realtà ma sono estremamente ingombranti. La DARPA punta invece a sviluppare un’arma laser con energia intorno ai 150 kilowatt da installare a bordo dei caccia. Con il sistema ABC (Aero-adaptative Aero-optic Beam Control), poi, gli aerei da guerra del futuro saranno attrezzati per avere armi laser in grado di colpire l’obiettivo in volo – come un missile lanciato dal nemico – proveniente da una direzione cieca, come la poppa del caccia.

Velocità ipersonica e decollo verticale

Una simulazione del Falcon HTV-2 nella fase di separazione dal razzo.

A questo punto non è nemmeno più necessario che questi caccia siano pilotati da esseri umani, visto che con l’avanzare delle tecnologie sarà sempre più difficile addestrare persone capaci di maneggiarle. Ecco allora arrivare il Falcon HTV-2, gioiello della tecnologia aerospaziale: un velivolo completamente automatico, capace di volare nell’alta atmosfera all’incredibile velocità di Mach 20, ossia venti volte la velocità del suono. In appena 12 minuti il velivolo è capace di coprire la distanza tra Los Angeles e New York: o almeno potrebbe, se funzionasse. In effetti il primo test è stato un flop e il Pentagono ne ha perso le tracce dopo appena mezz’ora.

Un altro problema del Falcon HTV-2 è che necessita di essere lanciato da un razzo. Il decollo è sempre una brutta gatta da pelare: se si vuole un decollo verticale ma un’elevata velocità di crociera, bisogna letteralmente partire a razzo, altrimenti ci si deve accontentare delle eliche degli elicotteri, che sono molto più lenti degli aerei. Ma il decollo orizzontale, d’altro canto, è molto seccante perché richiede grandi spazi sia per decollare che per atterrare. Una soluzione potrebbe essere il Discrotor, un ibrido aereo/elicottero: decolla verticalmente grazie ai rotori, come un elicottero, poi una volta a quota di crociera li ritira ed estrae le ali, volando come un aereo. Un’ottima soluzione soprattutto per le portaerei, che richiedono ponti lunghissimi per permettere il decollo e l’atterraggio degli aerei, e che invece potrebbero ora farne a meno.

La frontiera della guerra sottomarina

Entro il 2029 dovrebbero essere pronti i nuovi sottomarini nucleari della marina americana. Non proprio economici, considerando che ciascuno costerebbe intorno ai 5 miliardi di dollari. Ma per gli USA si tratta di costi inevitabili, per ammodernare la vecchia flotta di sottomarini nucleari, strategici in caso di guerra atomica, perché capaci di ospitare nella loro pancia fino a 12 missili balistici armabili con testate nucleari. Certo, ora che la Guerra fredda è finita tutto questo non è proprio indispensabile, ma togliere semplicemente da mezzo la flotta di sottomarini non è una soluzione giudicata accettabile. Anzi, poiché il controllo dei mari è un’esigenza per una superpotenza come gli Stati Uniti, oltre ai nuovi sottomarini nucleari la DARPA punta a realizzare dei veri e propri “droni sottomarini”, mezzi capaci di viaggiare a grandi profondità senza dover mai emergere in superficie.

I vecchi sottomarini nucleari non hanno perso il loro ruolo strategico, ma saranno presto sostituiti.

Proiettili sempre più intelligenti

Per i soldati impegnati in terreni difficili come l’Afghanistan, dove venti forti e condizioni meteo non sempre ottimali frustrano le speranze di colpire un bersaglio al primo colpo, la soluzione del Pentagono si chiama Exacto, un proiettile calibro 50 che, una volta sparato, può essere direzionato superando gli ostacoli per arrivare dritto sul bersaglio. A questi proiettili si potranno aggiungere munizioni Mahem, a “idrodinamica magntica”, un concetto alquanto oscuro, che però sembra voler proporre una vera e propria rivoluzione nelle armi da fuoco, sostituendo i tradizionali propellenti chimici dei proiettili (impiegati con graduali evoluzioni fin dal XV secolo) con campi magnetici che permettono di risparmiare, sparare più proiettili e garantirne una maggiore velocità e precisione. E per liquidare qualsivoglia minaccia sul campo, i carri Crosshairs possono individuare in anticipo diversi tipi di minaccia, come soldati nemici appostati, missili anti-carro e granate grazie a sofisticati sensori a infrarossi e una serie di contromisure già predisposte che fanno di Crosshair un mezzo di trasporto praticamente invulnerabile, soprattutto agli attacchi a sorpresa tipici della guerriglia.

Il nuovo mezzo da ricognizione Crosshair della DARPA.

Mezzi come questi potranno essere dotati di un’armatura di tipo Adaptor, davvero rivoluzionaria: per evitare di essere individuati dai sensori a infrarossi, ci si potrà dotare di una corazza composta da fogli esagonali che si adattano alle temperature dell’ambiente. Telecamere termiche a bordo sono capaci di rilevare la temperatura del terreno e dell’ambiente circostante e proiettarla sulla corazza per ingannare l’avversario: un vero e proprio mantello dell’invisibilità a infrarossi.

Satelliti spia onniscienti

L’importante è che, a loro volta, gli avversari non posseggano le stesse capacità. Altrimenti i miliardi spesi per SBIRS, lo Space-Based Infrared System, saranno del tutto inutili. Si tratta infatti di una costellazione di satelliti, alcuni posti in orbita ellittica intorno alla Terra e altri in orbita geostazionaria, capaci di individuare grazie all’infrarosso qualsiasi esplosione nucleare e qualsiasi lancio missilistico sulla Terra. Il sistema renderà gli Stati Uniti praticamente onniscienti in questo campo, capaci di individuare qualsiasi mossa del nemico quali che siano gli accorgimenti impiegati per camuffare il test o il lancio. Il primo satellite sarà in orbita nel 2015.

Qualcuno potrebbe forse sostenere che, in tempi di crisi economica, le cifre strabilianti impegnate in questi programmi sono davvero inconcepibili. Purtroppo la verità è che gli investimenti nella ricerca e sviluppo nel settore militare rappresentano il principale motore dell’innovazione scientifica e tecnologica mondiale. Questa è una verità nota da tempo, almeno da quando i fisici nucleari americani capirono che l’unico modo per continuare a fare ricerca e saperne di più sul mondo subatomico era quello di realizzare una bomba atomica per l’esercito, che pagava assai meglio di qualsiasi università. Un prezzo altissimo che ancora oggi la scienza è costretta a pagare.

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