L'importanza della tempestività quando si parla di infarti è nota a tutti. Attualmente la diagnosi in grado di prevedere un attacco di cuore richiede all'incirca 3 ore, oltre che l'impiego di medici e personale specializzato capace di utilizzare la strumentalizzazione necessaria. Grazie ad un nuovo studio del Cornell’s Baker Institute for Animal Health però presto potrebbe essere possibile prevedere un infarto in soli 10 minuti utilizzando una goccia di sangue presa direttamente da un dito.

Secondo lo studio intitolatoUse of Tethered Enzymes as a Platform Technology for Rapid Analyte Detection” e pubblicato su Plos One, se questa tecnologia dovesse essere dimostrata, in futuro potremmo diagnosticare, negli umani e negli animali, anche altri disturbi come traumi cerebrali, alcune forme di demenza, alcune tipologie di tumori e malattie cardiache.

Ma come funziona questa tecnologia? L'idea è quella di utilizzare gli enzimi attaccati alle nanoparticelle così da scovare i biomarcatori e convertirli in luce. Nello specifico hanno utilizzato l'enolase neurone specifica (NSE) che si trova in grandi quantità nei soggetti vittime di infarti o di altre condizioni cliniche. Praticamente misurando la quantià di luce prodotta dai vari campioni effettuati, i ricercatori hanno determinato le corrispondenti concentrazioni di NSE riuscendo così a prevedere gli infarti. Utilizzando i biomarcatori è dunque possibile identificare la presenza di eventuali condizioni cliniche corrispondenti.

Ovviamente ad oggi ancora un test simile non è disponibile per il pubblico poiché serviranno ulteriori studi per poter capire se sia effettivamente affidabile, in ogni caso siamo sulla buona strada. I primi risultati promettenti fanno infatti ben sperare.

[Foto copertina di TesaPhotography]