Essere ibernati per poter tornare a vivere in un futuro lontano: questo è il sogno di molti che vorrebbero dare un'occhiata alla Terra a decine di anni di distanza da oggi e questo è un sogno che forse potrebbe diventare realtà. I ricercatori, ormai da qualche anno, stanno lavorando alla criopreservazione, conosciuta anche come crioconservazione, biostasi o ibernazione, e qualche passo in avanti è stato fatto proprio in questo giorni, come annunciato attraverso il recente studio intitolato “Aldehyde-stabilized cryopreservation” e pubblicato su Cryobiology.

Gli scienziati fanno sapere di aver utilizzato una nuova tecnica criobiologia e neurobiologica, chiamata criopreservazione aldeide stabilizzata (aldehyde-stabilized cryopreservation), che rappresenta una soluzione ai problemi passati provocati dalla crioconservazione stessa: disidratazione e distruzione delle connessioni neurali.

Grazie a questa nuova tecnica, i ricercatori sono riusciti a drenare il sangue dalla testa del coniglio, sul quale è stato effettuato l'esperimento, e a sostituirlo, attraverso il sistema vascolare del cervello, con un fissante chimico letale chiamato glutaraldeide, utilizzato anche per la disinfezione in ambito medico. Questo processo è riuscito a bloccare il metabolismo, a fissare le proteine e a stabilizzare i tessuti al punto da riuscire ad evitare il degrado del cervello stesso.

Così facendo, gli studiosi sono riusciti a mantenere intatto il cervello del coniglio che è stato poi congelato a -135 gradi Celsius e, dopo qualche ora, è stato lentamente riscaldato e privato dei liquidi crioprotettivi che lo avevano, appunto, protetto. Sorprendentemente, ogni sinapsi e neurone del cervello sembrava essersi perfettamente preservato, questo apre dunque nuove speranze per il futuro della criopreservazione.

[Foto di BrainPreservation]