Quante volte prima di prendere una decisione diciamo che vogliamo “dormirci su”? I ricercatori ci spiegano il significato di questa affermazione e perché il sonno sia così importante per la nostra memoria e per il corretto funzionamento del cervello. Lo studio, intitolato “Ultrastructural evidence for synaptic scaling across the wake/sleep cycle”, è stato pubblicato su Science e vede la firma di molti scienziati italiani, tra cui Luisa De Vivo, Michele Bellesi, Giulio Tononi e Chiara Cirelli.

Partiamo con il dire che per giungere alle loro conclusioni, i ricercatori hanno analizzato per quattro anni le reazioni cerebrali dei topi per riuscire a comprendere cosa ci fosse di diverso tra il funzionamento del cervello quando siamo svegli e quando invece stiamo dormendo. Per capirlo, gli scienziati sono partiti dalla “ipotesi dell'omeostasi sinaptica” che teorizza il funzionamento del sonno ad onde lente e che sostiene che il dormire sia ciò che ci serve per immagazzinare le informazioni che raccogliamo ogni giorno.

In pratica, spiegano, quando una sinapsi (struttura che permette la comunicazione tra i neuroni o con altre cellule) viene attivata durante la veglia, cresce in forza, una forza che è fondamentale per l'apprendimento e la memoria. Per bilanciare questa crescita, ed evitare la saturazione delle sinapsi e l'annullamento dei segnali neuronali e delle memorie, interviene il sonno: quando dormiamo questo processo di attivazione delle sinapsi si normalizza poiché il nostro cervello non deve preoccuparsi del mondo esterno. Una volta passata la notte, al nostro risveglio le sinapsi hanno ripreso la loro dimensione. Per giungere a questa conclusione, i ricercatori hanno analizzato 6.920 sinapsi.

Insomma, secondo gli scienziati il sonno è ciò che ci permette di “sgonfiare” il cervello dalle informazioni ottenute durante le giornata per poterne immagazzinare altre il giorno dopo.

[Foto copertina di Wisconsin Center for Sleep and Consciousness]