In occasione del 99° meeting annuale della Endocrine Society, che si terrà a Orlando (Florida) nei prossimi giorni, ricercatori dell'Università del Colorado presenteranno un nuovo studio che lega gli effetti dei disturbi del sonno con la perdita di massa ossea. Per gli studiosi, coordinati dalla professoressa Christine Swanson, che ha avviato la ricerca quando era ancora impiegata presso la Oregon Health & Science University di Portland, dormire poco potrebbe dunque rappresentare un fattore di rischio concreto per l'osteoporosi.

Per giungere a questa conclusione, il team di ricerca ha coinvolto dieci uomini sani in un esperimento nel quale sono stati sottoposti a tre settimane (cumulative) di restrizioni nel sonno e interruzione del ritmo circadiano, ovvero il ciclo di 24 ore che regola il nostro orologio biologico. I dieci volontari reclutati dal team della dottoressa Swanson erano stati già impiegati in uno progetto più ampio sui disturbi del sonno nel 2012, tuttavia il nuovo esperimento è risultato particolarmente impegnativo. Essi dovevano infatti andare a dormire nel laboratorio ogni giorno con 4 ore di ritardo rispetto al giorno precedente, potendo riposare al massimo per 5 o 6 ore. In questo modo hanno accumulato gli effetti di un devastante jet lag, accompagnato da una dieta rigidamente controllata.

Dalle analisi del sangue effettuate al termine del test è emerso che i partecipanti avevano nel sangue livelli ridotti di un marker biologico (chiamato P1NP) legato alla formazione ossea, mentre un altro marker deputato al riassorbimento (CTX) è rimasto invariato. L'effetto è risultato più importante negli uomini giovani rispetto a quelli più anziani; nei primi la riduzione del P1NP era infatti risultata del 27 percento, mentre nei secondi era del 18 percento.

“Se i disturbi cronici del sonno dovessero essere confermati come un nuovo fattore di rischio per l'osteoporosi, ciò potrebbe contribuire a spiegare il motivo per cui non vi sono ragioni evidenti nell'osteoporosi diagnosticata in circa il 50 percento dei 54 milioni di americani con bassa massa ossea”, ha sottolineato l'autrice principale della ricerca. Sarà naturalmente necessario coinvolgere un gruppo più ampio di partecipanti per confermare i risultati, inoltre essi andranno verificati per le donne, che notoriamente soffrono molto più degli uomini di osteoporosi, in particolar modo dopo la menopausa che aumenta il rischio di ben quattro volte.

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