Curiosity si sta muovendo in direzione di alcune rocce piatte caratterizzate da venature bluastre che potrebbero contenere la soluzione al grande enigma: il passato di Marte e la presenza di acqua sulla sua superficie  millenni addietro. Di indizi relativi alla storia "bagnata" di Marte, da quando il rover della NASA è atterrato nel cratere Gale lo scorso 6 agosto tra l'entusiasmo generale di chi lo seguiva dalla Terra, ne sono stati trovati: in verità tali prove, benché indirette, sono andate a confermare quelle che erano le ipotesi degli scienziati già da molto tempo.

Ma le esplorazioni sono appena all'inizio e c'è ancora molto tempo per nuove risposte e inaspettate domande: così ieri la NASA ha annunciato quali saranno i prossimi movimenti nell'ambito della missione Curiosity, preparandoci a nuove sorprese che, tuttavia, potrebbero anche non arrivare. Come ha, infatti, spiegato Richard Cook, project manager del Mars Science Laboratory l'operazione presenta moltissime incognite che solo il rover potrà svelare

Trivellare all'interno di una roccia per prelevare un campione sarà l'operazione più impegnativa di questa missione tra tutte quelle che Curiosity ha compiuto dal giorno del suo arrivo. Nulla del genere è mai stato fatto su Marte. Il complesso sistema del trapano interagisce, con molta energia, con materiali marziani che noi non controlliamo: non ci stupiremmo, dunque, se nell'ambito di questo difficile processo non tutto andasse esattamente come era stato pensato.

curiosity

Curiosity sarà il primo a raccogliere saggi dall'interno delle rocce del suolo marziano: poi, grazie al suo laboratorio mobile chiamato CheMin, analizzerà i campioni al fine di ottenere informazioni a proposito della loro formazione chimica e mineralogica. Il territorio che il rover esaminerà è stato scelto perché sia la MastCam di Curiosity sia altre camere che avevano osservato l'area in precedenza avevano rilevato proprio lì caratteristiche inaspettate: venature, protuberanze, depositi e strati simili a letti di fiumi, un lucido ciottolo tra l'arenaria e, probabilmente, grandi cavità nel terreno. La roccia scelta per dare principio alle trapanazioni è stata chiamata John Klein in onore di uno degli ex responsabili della missione, scomparso nel 2011. «L'abilità di John nel dirigere ha giocato un ruolo fondamentale nel rendere Curiosity una realtà» ha spiegato John Cook.