Esistono vari termini per indicare un ciclone tropicale e sono tipicamente legati all'origine del fenomeno. Che li si chiami uragani, tifoni o cicloni, si tratta sempre dei più estesi, spettacolari e potenzialmente devastanti sistemi tempestosi che colpiscono il nostro pianeta. La loro formazione, ancora oggetto di studi, non è del tutto chiara, ma è indubbiamente legata a specifici parametri ben noti a chi si occupa di meteorologia. Li ricordiamo con i nomi di Katrina, Wilma, Nicole, Isaac, Matthew, Irene e così via, appellativi selezionati dall'Organizzazione meteorologica mondiale che, per quanto amichevoli, non addolciscono affatto l'aura negativa che caratterizza i fenomeni. Alcuni, del resto, finiscono sui libri di storia per le devastazioni che si lasciano alle spalle, come il già citato Katrina, che nel 2005 causò oltre 1800 vittime e danni ingentissimi negli Stati Uniti, circa 100 miliardi di dollari.

in foto: L'uragano Isabel visto dalla Stazione Spaziale Internazionale: credit Mike Trenchard, Earth Sciences & Image Analysis Laboratory , Johnson Space Center.

Cos'è un uragano.

I cicloni tropicali, come indicato, hanno un nome differente a seconda del luogo d'origine. Gli uragani atlantici si formano (generalmente) tra l'estate e l'autunno in un'area dell'Oceano Atlantico settentrionale che abbraccia anche il Golfo del Messico e il Mar dei Caraibi. Esistono uragani del Pacifico e sono quelli che originano a est della cosiddetta linea del cambiamento di data, una linea immaginaria che segue in larga parte il 180° meridiano. A ovest della suddetta linea e nel resto dell'Oceano Pacifico, nell'Oceano Indiano e nel Mar Cinese, i cicloni tropicali prendono invece il nome di tifoni. In alcune aree, semplicemente quello di cicloni. Nei singoli paesi interessati dal fenomeno possono essere chiamati con altri termini; ad esempio, in Australia sono conosciuti con quello di “Willy-willies”. Il nome uragano deriva dalla divinità Maya "Hurakan", associata ai venti e alle tempeste.

Come si forma un uragano.

I cicloni tropicali si formano tipicamente in aree di bassa pressione (o ciclonica) al di sopra degli oceani, in una zona già perturbata dove la temperatura dell'acqua deve essere superiore ai 26° centigradi. Tale condizione permette infatti l'elevazione di vaste masse d'aria calda, catalizzata dal sole che riscalda l'acqua marina facendola evaporare. Il vapore acqueo si condensa ad alta quota in nubi temporalesche, e l'aria che discende dalla sommità inizia a generare venti sempre più forti interagendo con quella calda in salita. A causa della rotazione terrestre e della forza di gravità, nel sistema temporalesco si genera la caratteristica struttura vorticosa, che continua a “nutrirsi” e ad accumulare energia proprio grazie all'acqua calda. L'uragano nasce tecnicamente quando i venti della perturbazione raggiungono i 118 chilometri orari. I fronti temporaleschi ruotano in senso antiorario nell'emisfero settentrionale e in quello orario nel meridionale; la rotazione è legata all'effetto Coriolis e per questo può innescarsi ad almeno 10° in latitudine di distanza dall'equatore. Una volta giunti sulla terraferma i cicloni tropicali iniziano a perdere progressivamente la loro energia fino a dissolversi, se non si spostano nuovamente in acqua.

L'uragano Flossie: credit NRL/NASAin foto: L'uragano Flossie: credit NRL/NASA

Qual è l'aspetto di un uragano.

Un uragano è una potentissima perturbazione atmosferica caratterizzata da un aspetto inconfondibile. Nella parte centrale, a bassa pressione e priva di nuvole, si trova l'iconico “occhio del ciclone”, un'area dove vige una calma relativa che spesso viene mitizzata nei blockbuster del filone catastrofico. Il centro può avere un diametro di una trentina di chilometri ed è circondato dal fronte tempestoso, le nubi in rapida rotazione che scatenano piogge torrenziali e venti che possono superare i 250 chilometri orari. L'intero ciclone tropicale può superare i 500 chilometri di diametro.

La devastazione prodotta dall'uragano Katrina: credit FEMA/Mark Wolfein foto: La devastazione prodotta dall'uragano Katrina: credit FEMA/Mark Wolfe

La classificazione dei cicloni tropicali.

Un ciclone tropicale (uragano o tifone) diventa tale quando i venti superano i 118 chilometri orari di velocità. La perturbazione da cui origina prende il nome di depressione tropicale se i venti sono inferiori ai 63 chilometri orari; viene promossa a “tempesta tropicale” quando i valori sono compresi tra 64 e 118 chilometri orari. La scala Saffir-Simpson definisce l'intensità dei cicloni tropicali propriamente detti, con valori da 1 a 5. Un uragano di Categoria 1 o minimo ha venti che arrivano a 153 chilometri orari; un Categoria 2 o moderato arriva a 177 chilometri orari; il forte o Categoria 3 a 208 chilometri orari; il Categoria 4 o fortissimo a 251 chilometri orari, mentre il catastrofico o Categoria 5 abbraccia tutti quelli che superano i 252 chilometri orari. L'uragano Harvey che sta investendo il Texas è di Categoria 3.

I nomi “comuni” degli uragani.

I nomi da uomo o donna con cui vengono presentati i cicloni tropicali sono decisi dall'Organizzazione mondiale della meteorologia (WMO), che li seleziona a rotazione da liste precompilate. Le lettere dell'alfabeto q, u, x, y e z sono escluse. Curiosamente, sino al 1978 si utilizzavano soltanto nomi femminili per indicare queste perturbazioni, poi, a causa delle proteste delle associazioni femministe, la WMO ha iniziato ad utilizzare anche nomi maschili. Quando un uragano diventa particolarmente distruttivo il suo nome viene “ritirato”, come il numero di maglia di un calciatore entrato nella leggenda di una squadra. È ciò che è avvenuto con l'uragano Katrina.