Inclusa tra le prime dieci cause di morte nei paesi occidentali, la cirrosi epatica è una patologia cronica del fegato particolarmente diffusa nel nostro paese, dove si stima causi una cinquantina di decessi ogni giorno, una media di circa venti morti ogni centomila abitanti. Tra i dati più significativi vi è il fatto che a differenza di altre malattie letali, come quelle legate all'apparato cardiocircolatorio, la cirrosi epatica non ha un'incidenza superiore nella popolazione anziana, ma in quella giovane-adulta, ovvero interessa la fascia di età maggiormente produttiva (25-55 anni). Ciò si riflette non solo sulle vite umane, ma anche su costi sociali diretti e indiretti estremamente elevati, tra i quali si contemplano perdite di giornate di lavoro, pensionamenti precoci e indennizzi.

Cos'è la cirrosi epatica.

La cirrosi epatica è una grave patologia cronica del fegato che, attraverso processi di necrosi e infiammazione, modifica la struttura originaria dell'organo (in particolar modo del parenchima epatico) inficiandone le funzioni metaboliche e di sintesi. Il tessuto sano viene lentamente sostituito da cicatrici (fibrosi) che catalizzano la comparsa dei cosiddetti noduli. In base alla dimensione di questi ultimi la cirrosi epatica può essere di tipo micronodulare, macronodulare o mista.

Le complicazioni della cirrosi epatica.

A causa della trasformazione del fegato avvengono alterazioni a livello circolatorio, che oltre a compromettere la normale funzionalità dell'organo innescano danni a cascata per l'intero organismo. I noduli, ostacolando il flusso sanguigno attraverso la vena porta, aumentano la pressione locale, che riduce sensibilmente il processo depurativo ad opera delle cellule epatiche ancora funzionanti. Ciò, in associazione alla formazione di circuiti sanguigni secondari, determina l'aumento di tossine in circolo, che in condizioni normali verrebbero filtrate. Tra i vari effetti scaturiti dalla cirrosi epatica vi sono la comparsa di edemi e ascite, ovvero l'accumulo di liquido nelle gambe e nella cavità addominale; la dilatazione dei vasi sanguigni dell'esofago e dello stomaco (varici); l'ingrossamento della milza (splenomegalia) e i calcoli biliari. Le complicazioni più gravi contemplano l'encefalopatia epatica, che può essere in parte contrastata con i batteri fecali, il cancro al fegato e deficit immunitari col rischio di infezioni. Può insorgere anche il diabete di Tipo 2 innescato dalla resistenza all'insulina.

Sintomi comuni.

Nei primi stadi la cirrosi epatica può presentarsi praticamente asintomatica, ma col progredire delle cicatrizzazioni ai tessuti del fegato e la relativa perdita di funzionalità iniziano a presentarsi stanchezza, nausea, vomito e dolori addominali, che spesso sono accompagnati da perdita di appetito e peso. Esternamente possono comparire dei lividi, mentre vene e capillari possono diventare ben visibili al di sotto della pelle (teleangectasie). Tra gli altri sintomi visibili vi sono la ritenzione idrica con gonfiore diffuso, una maggiore facilità al sanguinamento e la comparsa dell'ittero, dovuto al fatto che il fegato danneggiato non riesce a rimuovere la bilirubina. In alcuni casi si può presentare anche la perdita dei peli. Il medico, dopo appositi controlli, può diagnosticare la malattia attraverso una risonanza magnetica o una tomografia computerizzata.  Non sempre è necessaria una biopsia.

Le cause della malattia.

Le principali cause della cirrosi epatica sono l'abuso di alcol e le infezioni virali. I virus coinvolti sono il B, il C e il D, sebbene quest'ultimo necessiti del B per avviare l'infezione. Essi si trasmettono attraverso il contatto con sangue infetto (ad esempio a causa di dispositivi medici non accuratamente sterilizzati) e più difficilmente con i fluidi corporei dei soggetti malati. Tra le altre cause note vi sono anche l'obesità, alcune malattie ereditarie come la fibrosi cistica, l'emocormatosi e il morbo di Wilson, provocato dall'accumulo di rame nel fegato. In Occidente la prima causa scatenante per la cirrosi epatica è l'abuso continuato di alcol, che impatta tra il 60 e il 70 percento dei casi. Esso genera lesioni che col tempo innescano le modifiche al tessuto tipiche della cirrosi.

Come si cura.

Il primo passo nel trattamento della cirrosi epatica è rappresentato dal divieto assoluto di assumere alcol e determinati farmaci, un percorso accompagnato da una dieta equilibrata e nutriente per supportare la ripresa del fegato. Le terapie vere e proprie proposte dai medici dipendono fondamentalmente dallo stadio della malattia e dalle complicazioni che essa comporta. Tra le varie ‘opzioni' vi sono l'intervento chirurgico in caso di ostruzione biliare; l'assunzione di beta-bloccanti per contrastare l'ipertensione portale, diuretici per edemi e ascite, dialisi per chi soffre di insufficienza epato-renale, farmaci antivirali, antifiammatori e antibiotici in base alle cause che hanno scatenato la malattia. Quando l'aspettativa di vita scende al di sotto dei due anni o le condizioni sono incompatibili con una qualità della vita dignitosa, il paziente può entrare nella lista per un trapianto di fegato.

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