Il recente dibattito sulla presunta tossicità del glifosato in ambito agricolo chiama al banco degli imputati anche alcune marche di birra tedesche. Non è certo il primo caso in cui – soprattutto le "bionde" – vengono accusate di essere dannose alla salute per qualche motivo, anche assumendole nelle quantità raccomandate. Non mancano le bufale meno ansiogene e decisamente più divertenti, che continuano a comparire in Rete, pochi però si prendo la briga di porle in dubbio, eppure sarebbe sufficiente una minima verifica per sfatarle.

1. Glifosato nelle birre tedesche.

La questione del glifosato è ancora molto controversa. Come illustrato in un articolo pubblicato su Le Monde e riportato su Internazionale (10/16 giugno 2016), nel marzo 2015 il principio attivo dell’erbicida più usato al mondo è stato ritenuto “probabilmente cancerogeno”, così l’Unione europea ha bocciato una proroga volta a rinnovare l’autorizzazione per la commercializzazione.  Curiosamente l’allarme glifosato ha coinvolto recentemente anche le birre tedesche.

Cosa c’è di vero? Ben poco. Si parla di quattordici marche “bionde”, tra queste Beck’s, Paulaner e Franziskaner, nelle quali sarebbero state rilevate concentrazioni che si aggirano tra 0,46 e 29,74 microgrammi di erbicida per litro. Vale a dire trecento volte superiori al limite consentito. Si adduce infine che i produttori vogliano aggrapparsi a dei cavilli, dal momento che queste restrizioni riguardano l’acqua potabile. Lo studio dell’Istituto per l’ambiente di Monaco riporta effettivamente questi risultati. Noi non possiamo rifarci alle decisioni politiche, a prescindere da quale potrà essere il destino del glifosato dobbiamo far presente che si trova nella categoria "2A" delle sostanze “potenzialmente cancerogene”, assieme alla carne rossa lavorata e al di sotto dell’andare a prendere il Sole in spiaggia o fumare. Oltre a questo ad oggi non esistono studi scientifici che dimostrino la nocività delle birre tedesche.

2. Pancia da birra falso mito?

In tanti hanno voluto crederci, ma come già verificato dai colleghi di Butac si tratta di una bufala vera e propria. Tutto parte da una notizia vera, ma dai toni più contenuti. All’ottavo congresso europero su birra e salute, tenutosi a Bruxelles nel 2014, oltre 160 medici provenienti da 24 paesi si sono trovati d’accordo all’unanimità nel ritenere che un consumo giornaliero moderato (0,4 litri per gli uomini e 0,2 per le donne) abbinato ad una dieta mediterranea faccia bene all’organismo. Potremmo definire queste conclusioni come la proverbiale “scoperta dell’acqua calda”, che nulla ha a che fare con la promessa di poter bere quanto ci pare – purché il companatico sia mediterraneo – senza avere ripercussioni sulla linea.

Un fondo di verità. In realtà ad essere precisi quel che provoca la "pancia da birra" è l'alcol. Sarebbe quindi più corretto chiamarla "pancia da alcol", preferire il vino o qualsiasi altro alcolico non servirebbe quindi a niente. Si è dovuto scomodare addirittura un team di ricercatori per ribadirlo una volta per tutte.

3. Complotto Finkbrau: è ancora viva.

La Finkbaru, amata “birra ignorante”, è stata realmente ritirata dal mercato, ma a qualcuno riesce difficile elaborare il lutto, tanto da negare che sia realmente morta, come certi fan di Elvis. Tutto nasce da un equivoco dovuto al fatto che diverse marche sono prodotte da una stessa azienda, con sapori, marchi e tappi simili.

Parliamo della società Birra Castello. Così qualcuno sostiene che in realtà la compianta birra sia ancora viva, nascosta sotto altri marchi della stessa azienda. In realtà è molto importante fare attenzione ai diversi valori riportati nell’etichetta, come fatto presente nell’articolo di Debunking.it sulla questione.

Certamente queste birre sono prodotte dalla stessa Birra Castello, ma ognuna di esse ha caratteristiche differenti, con valori nutrizionali diversi (come ad esempio i classici valori energetici, i carboidrati e i grassi contenuti) e diverse gradazioni alcoliche. Fate quindi maggiore attenzione all’etichetta, ma soprattutto non pensate che tutte queste birre siano uguali solo perché prodotte dalla stessa società.

4. Birra all’elio.

Si tratta di un Pesce d’aprile risalente al 2014. La Samuel Adams, azienda di Boston che produce birra, caricò sul suo canale un video promozionale della HeliYUM. Questa verrebbe prodotta impiegando l’elio al posto dell'anidride carbonica.  La birra oltre ad essere più leggera sarebbe anche in grado di alterare la voce. L'anno successivo il canale Die BierProbierer rilancia la bufala presentando un test della HelYUM.

La scarsa solubilità dell'elio. Come si fa notare su Snopes l’elio è un gas che rispetto all’anidride carbonica è 700 volte meno solubile. Sarebbe molto difficile dunque utilizzarlo per produrre birra. Oltre a questo, una volta aperta la lattina tutto il gas non disciolto e in pressione schizzerebbe via portandosi dietro la birra, lasciandoci a bocca asciutta.

5. Antigelo per aerei nella birra?

Il Glicole propilenico suona come qualcosa di chimico, quindi velenoso. Una eguaglianza priva di senso dal momento che tutto è chimico.  Si tratta di un ingrediente presente in molti alimenti e bevande, non solo nella birra. Due anni fa nel mirino a causa di questa sostanza era finito anche il Whisky. Più recentemente è la Tv inglese a rilanciare lo spauracchio mettendo alla gogna diverse marche di birra, come illustrato in un video dal debunker inglese Myles Power.

Le proprietà antigelo di questa sostanza dovrebbero impedire alla birra di formare ghiaccio, assicurandoci di berla ghiacciata senza problemi. Il fatto che possa trovarsi in diverse quantità anche nei motori degli aerei non deve spaventarci. Nell'urina si trovano molte più sostanze presenti anche nei cibi, per ragioni facilmente intuibili, tanto che gli astronauti la riciclano per ricavarne acqua da bere. Non esistono ad oggi studi che dimostrino la tossicità della sostanza a livelli di allarme in cibi e bevande. La sua tossicità in generale è molto bassa, tanto che per causare danni alla salute sarebbe necessaria l'ingestione di enormi quantità.