Un team di astronomi del Max Planck Institute per le ricerche sul Sistema solare di Gottinga (Germania) ha determinato che il viaggio interstellare, sulla carta, è forse possibile, ma oltre a richiedere più tempo di quello ipotizzato da altri studiosi, ovvero 70 anni invece di 20/30, necessita anche di un cambio di obiettivo e la scoperta di materiali non ancora esistenti. Tutto è iniziato lo scorso anno, quando il miliardario russo Yuri Milner, sostenuto dall'appoggio scientifico del celebre astrofisico Stephen Hawking e da quello finanziario di Mark Zuckerberg di Facebook, ha gettato le basi del progetto Breakthrough StarShot, il lancio di sonde grandi come chip che, equipaggiate da enormi vele solari, sarebbero in grado di raggiungere il sistema solare più vicino al nostro – Alpha Centauri – in circa 20/30 anni di tempo, viaggiando a una velocità prossima a quella della luce.

Seppur incredibilmente affascinante e ambizioso, il progetto ha suscitato diverse perplessità in altri ricercatori, che hanno deciso di calcolare le effettive speranze di una tale impresa. A un anno esatto dall'annuncio di Milner sono arrivati i risultati delle analisi condotte dai ricercatori tedeschi del Max Planck Institute, che smorzano un poco gli entusiasmi iniziali, ma non del tutto. In primis deve esservi un cambio di obiettivo. Sebbene Proxima Centauri sia la stella più vicina a noi (41.300 miliardi di chilometri), il suo problema è nella debolezza della luce emessa, necessaria per ‘frenare' le vele fotoniche collegate alle micro-sonde. Poiché per riuscire a captare dati le sonde dovrebbero transitare a una velocità di 13.800 km/s, rallentando dai 60 mila km/s di ‘slancio', a causa della poca luce emessa dalla stella tutta la manovra andrebbe a richiedere in totale 101 anni, anziché i 20/30 ipotizzati. A questi ne andrebbero aggiunti altri 47 per la ‘visita' all'esopianeta Alpha Centauri b.

Per questa ragione gli scienziati tedeschi coordinati dal professor René Heller hanno suggerito di virare su Sirio, che pur essendo più lontana, grazie alla maggiore intensità luminosa emessa permetterebbe l'intera manovra in molto meno tempo, per un totale di circa 70 anni. Superato questo primo ostacolo, va tenuto presente che le sonde dovrebbero pesare al massimo cento grammi, richiedendo una miniaturizzazione estrema di sensori e fotocamere, inoltre le vele fotoniche dovrebbero avere un'ampiezza di migliaia di metri quadrati, oltre ad essere rivestite da costosissimo grafene e da un altro materiale riflettente, leggero e resistentissimo non ancora scoperto. Senza contare che tali vele andrebbero spinte dalla Terra con un raggio laser di potenza enorme – con costi energetici immensi – e che le velocità raggiunte sino ad ora dalle sonde sono di molto inferiori a quelle richieste. Insomma, scientificamente si tratta di un percorso in parte fattibile, ma gli ostacoli e i tempi sono tutt'altro che agevoli.

[Foto di Breakthrough Initiatives]