La notte del 26 aprile del 1986 è per tutti noi la notte del disastro di Chernobyl. Qui, presso la centrale nucleare ucraina, il reattore numero 4 esplose e da quel giorno la storia di quei luoghi, e la nostra, cambiò radicalmente. 66 sono le morti accertate, anche se il bilancio dell'ONU parla di 4.000 vittime, persone che hanno sviluppato il cancro o si sono ammalate di leucemia a causa della radiazioni. Chernobyl non fu l'unica zona colpita, anche la vicina Pripyat fu evacuata e gli abitanti non fecero mai ritorno a casa loro.

Il disastro di Chernobyl ha segnato un punto di svolta per la questione “nucleare”, una questione che ancora oggi è molto dibattuta proprio in relazione alle possibili conseguenze sulla salute (degli esseri umani, degli animali e dell'ambiente). C'è infatti chi sostiene che quello delle centrali nucleari sia un sistema energetico utile a contrastare i cambiamenti climatici, dall'altra parte invece c'è chi sottolinea come l'inevitabile necessità di smaltire le grosse quantità di scorie radioattive rappresenti un pericolo troppo imponente per non essere considerato.

Ma cosa accadde quella notte? Qual è la situazione di Chernobyl 30 anni dopo il disastro?

La notte del 26 aprile all'interno della centrare era in corso un esperimento, un test di sicurezza che doveva verificare le condizioni dell'impianto e per questo si era scelto di disabilitare alcuni circuiti di emergenza. Purtroppo la realtà si allontanò dai piani e la centrale nucleare entrò nella storia.

Flora e fauna locali, nel raggio di 10 chilometri, risultarono sin da subito contaminati tanto che alcuni alberi divennero rossicci, mentre molti animali morirono nel giro di pochi giorni e in generale si riscontrarono danni, anche a livello genetico, che raggiunsero persino il nostro Paese.

Adesso però la situazione è molto diversa, uno studio con fototrappole ha infatti mostrato come l'area un tempo fortemente danneggiata dalle radiazioni oggi sia invece florida tanto da essere considerata quasi un paradiso per la vita selvaggia: alci, caprioli, cinghiali e lupi stanno ripopolando la zona anche grazie all'essenza dell'essere umano, il loro predatore più pericoloso. Stesso discorso vale per l'orso bruno che è ritornato a Chernobyl dopo 100 anni di assenza.

Se il ritorno della fauna può far ben sperare, non possiamo non tenere conto di quanto dichiarato da Greenpeace che si è recata nelle aree che hanno subito le conseguenze dell'incidente di Chernobyl per misurarne i livelli di radiazioni. Purtroppo i dati raccolti hanno dimostrato la presenza di quantitativi oltre i limiti ufficiali anche nelle zone considerate “decontaminate”.

30 anni dopo il disastro di Chernobyl ancora non sappiamo quali siano state, quali siano e quali saranno le reali conseguenze dell'incidente, ciò che possiamo fare è prendere quanto avvenuto ad esempio e ricordarci che investire su fonti di energia rinnovabile è la scelta migliore che possiamo fare per noi e per il Pianeta in cui viviamo.