Lo scorso marzo, dopo un viaggio durato oltre sette anni, la sonda Dawn giungeva finalmente nell'orbita del Pianeta nano Cerere, uno dei più affascinanti oggetti del Sistema Solare nonché uno tra quelli che ospitano acqua. Dopo un progressivo avvicinamento, a dicembre si è trovata alla minima distanza dalla superficie planetaria a quota 385 chilometri di altitudine, dove tutt'ora sta continuando a lavorare (e dove resterà fino alla conclusione della missione). Da lì è stato possibile vedere, con una precisione senza precedenti, particolari del Pianeta nano come il cratere Kupalo, posizionato a latitudini medie con il suo diametro di 26 chilometri: un bordo costituiti da materiali chiari, probabilmente sali, e una regione pianeggiante formata da detriti e materiali che si sono fusi in seguito ad un impatto.

in foto: Il cratere Kupalo (Credits: NASA/JPL–Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA)

Kupalo e gli altri.

Kupalo deve il proprio nome ad una divinità della cultura russa legata alla vegetazione e al raccolto: in realtà, tutte le diverse caratteristiche morfologiche sono state battezzate con nomi che richiamano l'agricoltura dal momento che la stessa Cerere, nella religione romana, era la divinità legata alla terra, alla fertilità e ai raccolti. Lo stesso, dunque, può dirsi per Occator e per Ahuna mons, rispettivamente un cratere, celebre per le sue macchie luminose di solfato di magnesio idrato, e una montagna dalla forma di piramide, alta circa 6000 metri e dall'origine ancora piuttosto oscura: su questi si sofferma maggiormente l'attenzione dell'animazione della NASA che ci porta in volo direttamente sul Pianeta nano.

Tra monti e crateri.

Il video in questione è stato realizzato dal team di Dawn utilizzando le immagini raccolte dalla sonda durante una fase della missione durata da agosto ad ottobre del 2015, quando il veicolo spaziale si trovava ad un'altitudine di circa 1450 chilometri: facile immaginare, quindi, quante meravigliose immagini dovrà ancora regalarci Cerere nei prossimi mesi, dalle distanze ravvicinate di adesso. La nuova posizione, infatti, sta aiutando a mettere in luce una superficie ricca di fratture e depressioni, attraverso le quali è possibile cercare di comprendere i particolari della più remota storia del Pianeta nano.

Un Pianeta nano che si crede Pianeta.

Strutture così complesse e frastagliate sono generalmente comuni sui Pianeti di grandi dimensioni: a causarle sono, perlopiù, le sollecitazioni subite dalla crosta come impatti, contrazioni, formazioni di grandi montagne (è il caso del Monte Olimpo su Marte). Su Cerere indicano che potrebbero essersi verificati processi simili nonostante le ridotte dimensioni del corpo planetario, con il suo diamtro di circa 940 chilometri: alcuni avvallamenti e canali, infatti, sono perfettamente spiegabili ipotizzando una serie di impatti ma per altri è necessario pensare ad un'origine tettonica, con tensioni interne che hanno portato alla frattura della crosta.

Decisamente questo mondo, piccolo e remoto, ha ancora troppi segreti che vanno svelati.