Venerdì 15 settembre la sonda Cassini terminerà la sua ventennale carriera nello spazio bruciando nell'atmosfera di Saturno, l'ultimo atto del cosiddetto Gran Finale, la serie di rischiose manovre tra gli anelli interni e il pianeta messa a punto dalla NASA proprio in vista del ‘suicidio' programmato. L'impatto farà esplodere l'orbiter  da 2,5 tonnellate – e 3,6 miliardi di dollari – in uno spettacolare lampo luminoso, che naturalmente moltissimi appassionati di astronomia e addetti ai lavori sperano di poter immortalare in qualche modo con gli strumenti a disposizione. Ma sarà tutto fuorché semplice.

Tra chi avrà maggiori difficoltà ad assistere all'evento ci saremo proprio noi occidentali, dato che, quando avverrà l'impatto, negli Stati Uniti sarà il crepuscolo e in Europa pieno giorno (in Italia saranno le 13:55). La luce del giorno non rappresenta l'unico ostacolo fisico da superare, ma anche il fatto che l'esplosione produrrà la massima luminosità nella banda degli ultravioletti, proprio quei raggi che la nostra atmosfera scherma proteggendoci dalle radiazioni letali. La speranza della dottoressa Linda Spilker, planetologa del Jet Propulsion Laboratory della NASA impegnata nella missione Cassini, è che alcuni sensibili telescopi installati nell'emisfero meridionale, in particolar modo in Australia e a Taiwan, possano riuscire a intercettare il lampo che decreterà la fine di Cassini. C'è qualche possibilità anche per i privati ben equipaggiati, ha sottolineato la ricercatrice.

Illustrazione della sonda Cassini che orbita attorno a Saturno – Immagine di NASAin foto: Illustrazione della sonda Cassini che orbita attorno a Saturno – Immagine di NASA

Del resto, per quanto pesante e imponente, la sonda non è che un minuscolo ‘pixel' innanzi al gigante gassoso Saturno, e riuscire a intercettare il lampo dell'esplosione sarà molto più complesso che osservare l'impatto tra la cometa Shoopper-Levy 9 e Giove avvenuto nel 1994. Lo strumento ideale per catturare il lampo di luce sarebbe stato il Telescopio Spaziale Hubble, che avrebbe superato agevolmente tutti i limiti tecnici e logistici legati alla superficie terrestre. Tuttavia, quando avverrà l'impatto, lo strumento dovrà essere spento a causa della cosiddetta "Anomalia dell'Atlantico meridionale", che può produrre danni a satelliti e altri strumenti in orbita attorno alla Terra. Non ci resta che sperare nella buona sorte e attendere il prossimo 15 settembre.

[Credit: NASA]