in foto: L'olio di pesce è considerata la fonte più ricca di omega 3.

Delle bufale riguardanti gli integratori alimentari ci eravamo già occupati, solitamente il problema sta nell'esaltarne le proprietà, anche quando non abbiamo nessuna mancanza da "integrare" nel nostro organismo. Esistono anche casi diametralmente opposti, nei quali gli integratori vengono demonizzati altrettanto eccessivamente, è il caso degli omega 3 contenuti nell'olio di pesce.

Bufale sull'olio di pesce. C'è chi sosteneva che gli integratori di omega 3 potessero sciogliere la plastica. Sono stati fatti anche dei servizi televisivi in merito. Si omette di far notare che la plastica contiene additivi deputati a tenere legate assieme le molecole che la compongono, tali additivi sono solubili negli oli. C'è anche chi come T. Colin Campbell sostiene che l'integrazione di singole sostanze per produrre medicinali, non solo sia inutile ma anche dannosa, anche quando si parla di omega 3, trascurando gli studi in merito e adducendo all'esistenza di altre ricerche le quali dimostrerebbero il contrario. Si tratta di una nostra vecchia conoscenza, è infatti l'autore del cosiddetto "China study", da noi citato quando ci siamo occupati delle bufale riguardanti il latte. Si tratta di uno studio epidemiologico condotto in Cina su diversi alimenti e pubblicato come saggio nel 2005, senza sottoporsi al meccanismo della peer review (il sistema di controllo paritario adottato dalle riviste scientifiche), infatti tale ricerca – che prende di mira anche gli omega 3 – si è rivelata inattendibile, in quanto ricca di errori e fallacie logiche.

Cosa sono esattamente gli omega 3? Si tratta di un genere di acidi grassi essenziali riconoscibili chimicamente dalla posizione del loro primo "doppio legame" (costituito da un numero doppio di elettroni), formato dagli atomi di carbonio nella loro molecola; se questo genere di legame si trova in terza posizione parliamo di "omega 3". Presenti soprattutto nelle membrane cellulari, sono in grado di conservare molto bene la loro integrità. Vengono spesso raggruppati nella cosiddetta "vitamina F", negli articoli in lingua inglese potremmo trovare anche il termine "fatty acid", in italiano "acidi grassi polinsaturi", vale a dire che presentano più di un doppio legame con atomi di carbonio nella loro molecola.

Il rapporto dei cardiologi americani.

Un recente rapporto della American Heart Association sostiene che le persone con insufficienza cardiaca possono vivere più a lungo assumendo "omega 3" estratti dall'olio di pesce, dal momento che ridurrebbero il tasso di mortalità nei cardiopatici di circa il 10%. Questi supplementi sono tuttavia inutili per tutti coloro che non soffrono di insufficienza cardiaca. Gli scienziati della Associazione di cardiologia americana hanno riscontrato che le pillole di omega 3 sono correlate con un miglior recupero da parte dei pazienti reduci da attacchi di cuore, inoltre risulterebbero anche protetti da ulteriori complicazioni. I benefici negli individui sani sarebbero invece nulli. Questa tesi viene sostenuta da diverso tempo. C'è sempre stato un dibattito controverso sui benefici e su chi avrebbe potuto giovarne. Da un lato c'è la moda di assumere integratori pur non avendone realmente bisogno, dall'altro girano diverse fake-news sull'olio di pesce e sugli omega 3, imputati di causare invece danni alla salute.

Abbiamo chiesto un parere al nostro esperto Gaetano Pezzicoli, che si occupa di biomedicina nel gruppo EduTube Italia

Direi che si tratta di una ricerca ben fatta, perché sostiene che prendere integratori omega 3 sia efficace nell'allungare la vita degli scompensati cardiaci. Gli effetti cardiovascolari benefici degli omega 3 si conoscono da molto tempo: sono molecole anti-arteriosclerosi e anti-aritmie. Però ad un soggetto sano assumerli non servirebbe, basta la dieta.

L'olio di pesce può contribuire a prolungare la vita dei pazienti, d'altra parte gli integratori non possono essere raccomandati per prevenire le cardiopatie – ed è questa un'altra bufala medica che sarebbe meglio evitare di diffondere – lo sostiene il principale autore del rapporto americano, David Siscovick, questo perché gli studi clinici hanno testato gli effetti dell'olio di pesce nelle persone che si sono riprese da malattie cardiache. Prevenire delle cardiopatie in soggetti già colpiti e farlo con chi non ne abbia mai avute sono due cose diverse.