L'hanno ribattezzata “biopsia liquida” ed è una nuova tecnica per riuscire a diagnosticare in tempo reale eventuali mutazioni genetiche che identificano la presenza del carcinoma colorettale. A darne conferma sono i ricercatori dell'Istituto Nazionale Tumori Regina Elena che hanno ottenuto il via libera e i finanziamenti dall'Unione Europea per effettuare i primi test clinici nel 2017. ULTRAPLACAD è il nome del consorzio europeo, guidato dall'Italia e formato da 13 centri di eccellenza, che ha il compito di realizzare il prototipo. Ma in cosa consiste?

Si tratta di un biosensore nano-fotonico che attraverso la luce individua i geni mutati e altre eventuali alterazioni del microRNA nel sangue dei pazienti che soffrono di carcinoma colorettale. In pratica, i pazienti non avranno più bisogno della biopsia tissutale per ottenere informazioni sulla malattia, ma basterà un semplice prelievo. Ma non è tutto. “ULTRAPLACAD darà in tempo reale indicazioni sull’estensione e la diffusione del tumore, su opzioni terapeutiche ottimali, sulla risposta della malattia alle terapie” spiegano i ricercatori. Insomma, monitorare la malattia, il suo decorso e le condizioni del paziente sarà molto più semplice per il medico curante che potrà sempre essere aggiornato.

Ovviamente si tratta ancora di uno strumento sperimentale che deve intraprendere l'iter necessario per l'approvazione, ma, come afferma Marta Bianca dell'IFO, è già motivo di orgoglio visto che ULTRAPLACAD è stato scelto tra altre 450 proposte tematiche.

Per i test, che inizieranno l'anno prossimo, gli scienziati hanno reclutato i primi pazienti che verranno sottoposti a biopsia liquida e grazie a quali domani, forse, sarà più semplice diagnosticare il male dei nostri tempi. E si sa che, soprattutto in questi casi, la tempestività della diagnosi è fondamentale per la sopravvivenza.

[Foto copertina di frolicsomepl]