Un team di ricerca dell'Università del Texas e del Dipartimento americano Veterans Affairs (VA) avrebbe scoperto le ragioni per cui l'aspirina può avere un'azione preventiva contro il cancro, come dimostrato da svariati altri studi condotti in passato con questo farmaco. Secondo gli studiosi, coordinati dal professor Leonard Lichtenberger, l'effetto preventivo dell'acido acetilsalicilico (il nome tecnico dell'aspirina) non sarebbe da ricondurre alle sue proprietà antiinfiammatorie, come sottolineato nelle altre ricerche, bensì dalla reazione con le piastrine presenti nel sangue.

Com'è noto, le piastrine, oltre che nella coagulazione del sangue, giocano un ruolo nella formazione di nuovi vasi sanguigni, ad esempio in seguito a una ferita che necessita la ridistribuzione del flusso sanguigno. Questa azione delle piastrine contribuisce anche all'accrescimento dei tumori, ed è qui che entrerebbe in gioco l'aspirina. In un esperimento condotto su modelli murini, l'aspirina è riuscita a bloccare l'interazione tra le cellule tumorali e le piastrine disattivando uno specifico enzima chiamato COX-1, ciò si è tradotto nella riduzione di piastrine in circolo e, di conseguenza, nella diminuzione della loro attività legata alla crescita del tumore.

Gli studiosi si sono resi conto che l'azione protettiva diventava ancora più forte utilizzando una tipologia differente di aspirina, chiamata Aspirina-PC/PL2200. Questo farmaco, modificato con una molecola della lecitina di soia, è stato messo a punto dalla società farmaceutica PLX Pharma per venire incontro ai pazienti che hanno problemi gastrointestinali col comune acido acetilsalicilico. Secondo l'autore principale dello studio, che ha una partecipazione finanziaria nella società farmaceutica, la nuova tipologia di aspirina potrebbe essere particolarmente efficace contro il tumore del colon-retto. Per il passaggio alla fase clinica sarà necessario fare ulteriori indagini, tenendo sempre presenti gli effetti collaterali dell'aspirina in caso di emorragie e problemi cardiaci. I dettagli dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Cancer Prevention Research.

[Immagine di PeteLinforth]