Benché il Sole possa apparirci sempre uguale, stagliato alto e splendente sulla volta celeste, la nostra stella possiede in realtà un vero e proprio ciclo della durata di circa 11 anni, nel quale la sua intensa attività passa da un massimo a un minimo. Attualmente ci troviamo nel corso del ventiquattresimo ciclo dell'attività magnetica solare (da quando naturalmente viene tenuto il conto dagli studiosi di astronomia), e nello specifico in piena fase calante, come ha sottolineato il ricercatore Dean Pesnell del Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt.

L'effetto visibile del minimo solare, che all'interno del ciclo attuale dovrebbe essere raggiunto entro due o tre anni, risiede nella riduzione e infine sparizione delle cosiddette macchie solari, ovvero quelle aree più scure osservabili sulla superficie (la fotosfera) che corrispondono a regioni con temperature inferiori ma intensa attività magnetica. Durante il massimo solare, invece, le macchie solari sono particolarmente numerose. Esse sono ben visibili anche con un semplice telescopio amatoriale, naturalmente equipaggiato con filtro dedicato per proteggere le lenti ma soprattutto gli occhi dell'osservatore.

Sole senza macchie solariin foto: Sole senza macchie solari

Quando si raggiunge il minimo solare, le macchie possono sparire anche per intere settimane o addirittura mesi, ma in alcuni casi eccezionali possono trascorrere decenni con una fotosfera praticamente sgombra; nel corso del cosiddetto “Minimo di Mauder”, avvenuto tra il 1645 e il 1715, furono osservate soltanto una cinquantina di macchie solari, contro le 40mila o 50mila normalmente visibili in questo lungo arco di tempo.

Quello delle macchie non è l'unico parametro e nemmeno il più importante del ciclo. Ad esempio, durante il minimo solare si sviluppano buchi coronali molto più longevi del normale, che possono perdurare per oltre 6 mesi. Si tratta di estese regioni scure della corona nelle quali il campo magnetico si apre, permettendo l'accelerazione delle particelle del vento solare. Questi flussi rapidi quando vengono indirizzati verso la magnetosfera terrestre sono responsabili di spettacolari aurore polari, ma anche delle cosiddette tempeste geomagnetiche, che possono provocare disturbi alle comunicazioni, ai satelliti e di conseguenza ai sistemi di navigazione basati su GPS.

Poiché il campo magnetico del Sole è meno intenso durante il minimo solare, esso inoltre non fornisce un'efficace schermatura dai pericolosi raggi cosmici, le cui radiazioni possono essere estremamente dannose per gli astronauti che dovessero esserne investiti, come ha sottolineato il professor Dean Psnell. Si ritiene infine che le variazioni nell'attività solare agiscano sensibilmente sulle fluttuazioni climatiche terrestri, con i massimi coinvolti soprattutto nelle precipitazioni delle aree tropicali.

[Foto di Andrea Centini]