Oggi è la Giornata Mondiale dell'Alzheimer, una tipologia di demenza che in Italia colpisce più di 600.000 persone. Secondo i dati emersi dal Rapporto redatto dai ricercatori del King’s College London e dalla London School of Economics and Political Science (LSE) in occasione di questa giornata, la demenza affligge 47 milioni di pazienti in tutto il mondo, una cifra tra l'altro destinata a crescere pericolosamente: i malati saranno 131 milioni entro il 2050, il triplo a quest'anno. Ma non è tutto.

Il rapporto dimostra inoltre che solo la metà delle persone affette da demenza nei Paesi ad alto reddito e solo una persona su dieci nei Paesi a medio e basso reddito, hanno ricevuto una diagnosi, gli altri ancora non sanno di cosa soffrono. Questo implica un minor accesso alle cure e un avanzamento dei sintomi che rendono la vita di chi soffre di demenza particolarmente complessa.

Quanto alla nostra Nazione, sono 1.241.000 le persone con demenza per le quali sono necessarie assistenza e trattamenti più adeguati che possano garantire la giusta dignità e giornate come questa hanno il valore di riportare alla luce i bisogni dei pazienti.

Il morbo di Alzheimer è la più comune forma di demenza degenerativa invalidante che spesso viene riconosciuta attraverso il suo sintomo più evidente: la perdita di memoria. In realtà sono anche altri i campanelli d'allarme che possono far pensare alla malattia: cambiamenti dell'umore, depressione, afasia, disorientamento o disturbi del comportamento.

Se compare con sintomi lievi, il morbo si sviluppa però rapidamente e progredisce fino a danneggiare irrimediabilmente il cervello. Purtroppo non esiste una cura né sono disponibili trattamenti in grado di fermare la degenerazione.

Parlando invece di diagnosi, non esiste un vero e proprio test, ma un insieme di analisi che portano il medico a considerare il paziente affetto da Alzheimer, come l'anamnesi del soggetto, un esame neurologico, test cognitivi, esami del sangue e imaging del cervello.

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