Quando li facciamo incidere sulla nostra pelle siamo convinti che li vorremo per sempre lì, esattamente in quel punto, proprio così come è disegnato; e in molti casi il tempo ci dà anche ragione. Ma se, a un tratto, ci accorgessimo di aver cambiato idea? Se quel nome tanto caro adesso fosse diventato insopportabile per i nostri occhi? O magari quel simbolo ci ricorda con fin troppa imbarazzo la nostra gioventù! Per rimuovere un tatuaggio, si sa, esiste il laser già da qualche tempo: e devono essere in molti a far ricorso ad esso, se si pensa che il giro di denaro nei soli Stati Uniti d'America è stimato intorno ai 75 milioni di dollari.

Come funziona un tatuaggio.

Tra non molto, però, a questa tecnica potrebbe affiancarsene una ancor più pratica e rapida, di grande efficacia. Ammesso che gli studi di Alec Falkenham, dottorando presso la Dalhousie University di Halifax, vadano a buon fine. L'obiettivo del giovane ricercatore è sfruttare i naturali processi che vengono attivati nella nostra pelle quando imprimiamo su di essa un disegno. Quando ci tatuiamo, infatti, il pigmento dell'inchiostro si deposita nella pelle: a quel punto intervengono gli organismi macrofagi, incaricati di "mangiare" il materiale estraneo per proteggere i tessuti circostanti. Nel caso dei tatuaggi, in particolare, due diverse popolazioni di macrofagi reagiscono all'inchiostro in due maniere differenti: alcuni trasportano una parte del pigmento verso i linfonodi locali per l'immediata rimozione. Altri, dopo aver mangiato il pigmento, si depositano negli strati più profondi della pelle, diventando inattivi e formando il tatuaggio visibile: con il trascorrere del tempo, nuovi macrofagi andranno a rimpiazzare questi, causando lo scolorimento.

Una crema come un cavallo di Troia.

L'idea di Falkenham consiste nel realizzare una crema che, ricorrendo a delle vescicole fosfolipidiche (liposomi) messe a punto dal ricercatore, porti i nuovi macrofagi a rimuovere il pigmento attraverso i linfonodi; i macrofagi, giunti per rimuovere i liposomi, prenderanno insomma anche il residuo di colore con sé. La Bisphosphonate Liposomal Tattoo Removal (BLTR) potrebbe così rappresentare una valida alternativa alla rimozione con il laser, funzionando secondo il principio del "cavallo di Troia". Al momento, il prodotto è ancora in fase di ricerca: ma pare che il giovane studioso abbia ricevuto già numerose proposte da parte di volontari pronti a sottoporti alla sperimentazione della crema; tutti, evidentemente, desiderosi di cancellare qualcosa del proprio passato.