Nei giorni scorsi si è molto parlato del Piano d’azione nazionale della specie che sarebbe in via d’approvazione e che proporrebbe di abbattere alcuni individui appartenenti a popolazioni di lupi locali che da qualche anno hanno ripopolato il nostro Paese. Tale ipotesi, spiega il WWF, è stata oggetto di discussione durante il convegno del progetto LIFE Wolfalps che si è tenuto gli scorso giorni a Cuneo. L’idea di base di questa selezione, che non si inserisce in un contesto di “emergenza sovrappopolamento”, ma di incapacità di gestione da parte dell’essere umano, sarebbe riportare l’equilibrio tra i lupi e uomini, nello specifico allevatori e cacciatori, che si lamenterebbero dell’attività predatoria di un animale che, guarda caso, è un predatore, se non IL predatore. Il WWF, in un comunicato, smonta l’utilità di questa ipotesi che porterebbe alla morte di molti lupi, gli stessi che, in quasi 3 decenni, abbiamo cercato di riportare in Italia attraverso specifiche politiche di conservazione. Non dimentichiamoci che oggi muoiono più lupi che in passato, il 20% di loro ogni anno viene ucciso illegalmente.

Partiamo subito spiegando perché questi abbattimenti dovrebbero essere vietati. Il lupo è un animale che vive in branco, l’uccisione casuale di alcuni membri del gruppo potrebbe creare scompensi all’interno del branco stesso che rischierebbe di non riuscire ad organizzarsi per le battute di caccia, che seguono un preciso schema. Questo comporterebbe la perdita dell’equilibrio tra prede e predatori e animali come i cinghiali, anch’essi tanto odiati dall’essere umano, aumenterebbero. Riusciremmo allora a gestire gli “attacchi” di questi mammiferi? E come?

L’obiettivo, più che l’uccisione, dovrebbe essere l’informazione e una cultura di condivisione degli spazi tra essere umano e lupo. Il WWF sottolinea dunque l’importanza di “metodi  accessibili anche grazie ai fondi messi a disposizione dalla CE all’agricoltura, come: la sorveglianza del pascolo, la presenza di buoni cani da guardia di razza pastore abruzzese-maremmano, le recinzioni fisse e mobili elettrificate”. Insomma, preservando meglio il pascolo è possibile ridurre i tentativi di attacco da parte dei lupi.

Dare il via libera agli abbattimenti selettivi, anche se controllati e certificati, rischia di aprire le porte ai molti bracconieri che, per catturare le loro prede, non utilizzano strumenti leciti, ma prediligono fucili, lacci e veleno.

Insomma, invece di tornare indietro, è giunto il momento di andare avanti e rafforzare le iniziative di comunicazione, come propone lo stesso WWF, al fine di comprendere che il lupo non è nemico dell’uomo e che la convivenza è possibile.